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Andrea Lanteri & Stefano Revelli

venerdì 23 novembre 2012

RedBull Illume


TriRide ci parla del famoso concorso fotografico organizzato da RedBull che unisce MTB e la Fotografia professionale... leggete!
Torna anche quest’anno la Red Bull Illume, uno dei concorsi fotografici dedicato agli sport d’azione più prestigiosi del mondo. Pochi giorni ormai all’apertura ufficiale dlle danze. Giorno 1 dicembre sarà infatti possibile cominciare a proporre le propie immagini online registrandosi sul sito ufficialewww.redbullillume.com. 50 giudici provenienti da ogni parte del mondo avranno l’arduo compito di selezionare i migliori scatti. Come sempre la mtb avrà un ruolo importante nella competizione. Nel 2012, ad esempio, tre scatti mtb sono rientrati fra i top 50.
Categoria finalista 2010: Illumination
Fotografo: Sterling Lorence
Atleta: Matt Hunter
Location: Kamloops, BC, Canada

Categoria finalista 2010: Energy
fotografo: Stéphane Candé
Atleta: Tony Rocci
Location: Lione, Francia
-comunicato-
Red Bull Illume Opens in 10 days
Just 10 days remain until submissions open for the 2013 edition of Red Bull Illume Image Quest, the world’s greatest action and adventure sport photography contest. From December 1st, photographers will be able to enter their images online at www.redbullillume.com in a bid to compete for the honor of winning the prestigious competition.
Already the first judges have been confirmed. These include Kim Scott-Clark, former picture editor of the London Daily Telegraph and now a picture editor at the Daily Mail – one of the world’s most popular online newspapers. Other judges include Jym Wilson, senior photo editor at USA Today and Richard Brooks, deputy photo director for Asia-Pacific with AFP.
A number of editors from top sports publications will also sit on the judging panel. These include Steve Fine, photography director at Sports Illustrated, Hannah McCaughey, Creative Director at Outside magazine, Simon Caney, editor-in-chief of Sport (UK) and Naima Mancini, photo editor of Italy’s Sportweek.
And because Red Bull Illume also looks at the culture and lifestyle behind action sports, a number of judges come from the world’s coolest urban and lifestyle magazines. These include Gina Batlle, photo editor of Complex, Sebastien Zanella, editor of France’s Desillusion and James Mullinger, photo director of GQ (UK).
In all, 50 judges will be selected from around the world. They will have the difficult task of selecting the 50 best images in 10 categories and an overall winner.
For a list of the confirmed judges, please visit this link.
Dimitris Karathanos is typical of the judges who have come on board. The senior editor of SOUL magazine says he’s looking forward to the competition. “I  love sports photography for its charisma to portray humanity during extreme conditions. I love the effort, courage and determination in those pictures. It’s a great honor to be a Red Bull Illume judge.”
With Leica, broncolor and Sun-Sniper Red Bull Illume has found the perfect partners. The overall winner will receive the new Leica S camera, while category winners will each receive a Leica X2. Other prizes will include broncolor’s new Move, their portable flash and the latest strap system from Sun-Sniper.
Vincitore categoria 2010: Cultura
Fotografo: Vincent Perraud
Atleti: Alex Baret and friends
Location: Tallinn, Estonia

Finalmente, ENDURO WORLD SERIES


L'articolo che vi proponiamo oggi come <speciale> è questo, riguarda l'arrivo della Coppa del mondo di Enduro!!!! TriRide:
Annunciata ufficialmente la nascita dell’Enduro World Series che si inaugurerà, senza il contributo dell’UCI, nel 2013. Sotto il comunicato stampa ufficiale.
-comunicato-
EDIMBURGO, Regno Unito – 15 novembre 2012 – L’Enduro World Series si svolgerà nel 2013, grazie agli sforzi unificati di Chris Ball, ex UCI, e le serie Enduro (Coppa di Francia), SuperEnduro e Crankworx. Sotto un programma che prevede sette tappe durante la stagione 2013, fra le quali è compreso l’Enduro delle Nazioni, l’Enduro World Series si pone l’obiettivo di diventare riferimento nel settore per rider, team e industria della mountainbike.
“Sentivo l’esigenza di contribuire alla creazione di una serie come questa da un bel po’ di tempo. Insieme con SuperEnduro, Enduro e Crankworx, vogliamo sviluppare l’enduro in modo che possa crescere come disciplina sostenibile a livello mondiale “, dice Chris Ball, amministratore delegato dell’Enduro World Series. “Per l’organizzazione di questo tour per il 2013 è stata di fondamentale importanza la cooperazione de i team che organizzano Crankworx, Enduro Series e SuperEnduro. L’obiettivo è, sotto questo collettivo, di soddisfare le esigenze degli atleti, del pubblico della mountain bike e dell’industria della bici”.
Il calendario della stagione per il 2013 sarà pubblicato martedì 4 dicembre. L’Enduro World Series sarà la serie ufficiale a livello globale della neonata Enduro Mountain Bike Association. Costituita da un consiglio di amministrazione fomrato da Chris Ball, Fred Glo (Enduro), Enrico Guala (SuperEnduro) e Darren Kinnaird (Crankworx).La Enduro Mountain Bike Association cercherà il sostegno da parte dei piloti, dei team e  dell’industria mtb.
Ulteriori informazioni riguardanti i supporter e il pacchetto membership sarnno pubblicate a breve insieme al lancio del sito web Mountain Bike Enduro Association.
A proposito dell’Enduro World Series
La serie è stata creata nel mese di ottobre 2012 con l’obiettivo di unire il mondo dell’enduro racing. L’Enduro World Series collega i più grandi eventi enduro di tutto il mondo e con i migliori percorsi per fornire la miglior esperienza gara possibile, grazie ad un’atmosfera orientata al divertimento dei partecipanti e dei rider professionisti. Il team dell’Enduro World Series ha un unico obiettivo, quello di sviluppare e far progredire la disciplina dell’enduro per i piloti, lo sport e l’industria. Con l’esperienza condivisa del Super Enduro italiano, l’Enduro Series francese, il Crankworx e la World Cup, l’Enduro World Series offrirà competizioni internazionali ad un livello finora mai visto.


Per ulteriori informazioni potete contattare Chris Ball su chris@enduroworldseries.com.

SRAM XX1 - Cosa ne pensa TriRide

Ed ecco l'articolo di TriRide, in seguiro al test del nuovo e tanto atteso SRAM XX1
...

Tonnellate di pagine sono già state scritte sul nuovissimo SRAM XX1. Noi stessi ve ne abbiamo parlato almeno in tre occasioni (Jérôme Clementz nuovi componenti BlackBox – Jérôme Clementz parla del nuovo SRAM XX1 – SRAM XX1 – dietro le quinte). Come da migliore tradizione in casa SRAM l’XX1 promette di cambiare per sempre le carte in tavola nell’ambito delle trasmissioni per mtb, cosa già successa in parte con il 2×10. Perché scrivere ancora una recensione sull’XX1 vista la mole di informazioni online? Semplice, lo abbiamo testato lo scorso agosto al Crankworx di Whistler e vi garantiamo che, quando arriverete in fondo a questa pagina, la vostra sete di conoscenza sull’XX1 sarà soddisfatta. Dopo quanto stiamo per raccontarvi non avrete più bisogno di raccogliere alcuna informazione in merito, tutto vi apparirà nitido e chiaro. Questo perché con l’XX1 non si entra solo nel campo dei “componenti”, ma si sconfina a pieno titolo nell’ambito della “filosofia della mountainbike”, delle Weltanschaung di questo sport, delle “visioni del mondo”, e questo, come sapete se ci seguite da tempo, si sposa perfettamente col nostro modo di fare informazione.
Facciamo il primo passo in questo breve viaggio richiamando la vostra attenzione sul titolo di questo articolo: SRAM XX1 test ride – innovazione “essenziale”. Sul fatto che l’XX1 sia un’innovazione di rilievo nel mondo delle trasmissioni non c’è alcun dubbio, ma cosa significa qui il termine “essenziale”? Per noi vuol dire almeno tre cose. La prima, la più evidente, è che questa piccola rivoluzione inaugurata da SRAM appartiene ad un ambito “essenziale” della nostra amata mtb, la trasmissione. In secondo luogo la soluzione proposta è essa stessa “essenziale” nel senso di semplice, lineare. Come ogni grande innovazione l’XX1 punta alla semplicità di gestione e funzionamento, senza perdersi in inutili trovate macchinose. Terzo punto, non meno importante degli altri, è che l’XX1 è proprio una boccata d’aria nuova per il mondo delle trasmissioni, un cambiamento atteso da così lungo tempo che era divenuto quasi urgente, anzi “essenziale”.
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L’ambientazione della nostra storia è quella dello SRAM Pop Up Store, lo spazio che l’azienda americana allestisce ogni anno a Whistler in occasione della stagione mtb e del Crankworx in particolare. Un posto fighissimo dove nomignoli come Brandon SemenukAnthony Messere,Cam Zink e tanti altri, hanno addirittura il loro armadietto privato. Ad accoglierci alla presentazione Simon Cittati (MTB PR and Communication Coordinator – Europe) e Chris Hilton (Sram Product Manager).
Andiamo subito al sodo con la presentazione fatta da Chris. Quale è stata la spinta che ha portato SRAM alla progettazione e alla realizzazione dell’XX1? La risposta secondo Chris è semplice e chiara: eliminare il deragliatore anteriore dalla trasmissione bici. D’altronde non è forse stataSRAM ad annunciare la rivoluzione delle trasmissioni qualche anno fa con l’introduzione dell’Hammerschmidt? L’XX1 sta quindi perfettamente nel solco della tradizione in questo senso. Forse in pochi si saranno accorti che si tratta di un sistema in parte figlio dell’Hammerschmidt, e che si propone di risolvere esattamente gli stessi problemi ma in modo diverso. A questo punto ci sembra interessante approfondire un momento la questione. Perché SRAM dopo il progetto Hammerschmidt ha ritenuto necessario continuare la ricerca per raggiungere lo stesso obiettivo da una strada diversa?
L’Hammerschmidt è forse stato un progetto sbagliato? Poco riuscito? Niente di tutto questo. La risposta di Chris anche in questo caso è molto chiara. L’Hammerschmidt è in tutto e per tutto un progetto perfettamente riuscito e sotto molti aspetti può essere considerato il “papà” dell’XX1. Tuttavia è opinione diffusa all’interno di SRAM che la guarnitura con cambio incorporato abbia sofferto un poco del fatto di essere un’anticipazione troppo forte per il mercato, alla fine la resistenza a rimanere affezionati ad un sistema di trasmissione “tradizionale” è molto diffusa. Di solito il cambio interno a bagno d’olio è associato a progetti abbastanza “fuori mercato”, soluzioni che hanno un po’ il sapore dell’artigianato e che sono spesso molto complesse. In più il fattore peso ha giocato un ruolo determinante. L’Hammerschmidt è un progetto un po’ difficile da sviluppare in ambito xc race ad esempio, anche se non è detto che in futuro non accadrà. In più il costo. Un prodotto come l’Hammerschmidt non può scendere sotto un certo prezzo al pubblico, con il sitstema 1×11 invece, col tempo, si potrà arrivare a tutti i gruppi, contaminando la mtb su tutte le fasce di prezzo ed utilizzo. In pratica il progetto Hammerschmidt doveva essere snellito, doveva approcciare in modo meno complesso il mercato, ma soprattutto doveva trovare una diffusione trasversale sul mercato e sulle fasce di utilizzo. L’XX1 è la risposta a tutto questo, portare la “rivoluzione” dell’1×11 sulle bici di tutti.
Simon Cittati (sinistra) e Chris Hilton (destra). I nostri ciceroni nel viaggio alla scoperta dell’XX1.
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Ma facciamo un passo indietro e torniamo alla questione dell’eliminazione del deragliatore dalla bici. Perché questo aspetto è così determinante per SRAM? Ancora una volta Chris lo spiega in modo chiaro ed immediato. In primo luogo il deragliatore anteriore è il componente della trasmissione che più è rimasto uguale a se stesso negli anni. Pochissima evoluzione per un componente che, in fondo, non può essere aggiornato più di tanto. In più questo “figlio indesiderato” del gruppo trasmissione è particolarmente costoso da produrre. Ad esempio le macchine che piegano la gabbia principale sono complesse da gestire, ed incidono non poco sui costi di produzione finali. A rincarare la dose il fatto che la strategia media di un costruttore di bici di solito è la seguente: “Ok! Abbiamo fatto un nuovo sistema da paura, funziona benissimo, ma adesso dove mettiamo il deragliatore?”. Da qui cominciano i cambiamenti al tubo piantone, quindi alle geometrie della bici, e le modifiche alla posizione degli infulcri, quindi alla risposta dell’ammo ed alla curva di compressione, accompagnati poi da improbabili pezzi di alluminio saldati a posteriori sul telaio. In un certo senso si potrebbe dire che il deragliatore è un “componente da front suspended” che la “full suspended” è stata finora costretta ad ereditare. In più il deragliatore, contrariamente ad una falsa tradizione che vede negli incroci esasperati il “demonio”, è il principale responsabile dell’eccessiva usura della catena. Perché allora spendere denaro e risorse per far sapzio ad un componente così vecchio ed indesiderato? Perché non liberare i costruttori da questo peso e lasciargli tutto lo spazio necessario per lavorare solo alle soluzioni migliori senza alcun compromesso?
Se si guarda sotto questo punto di vista ci si rende conto quanto l’XX1 non sia solo un “nuovo sistema di trasmissione”. Indagando a fondo le ragioni scopriamo che l’XX1, o meglio l’1×11, propone di fatto una nuova visione della mtb che coinvolge tutta la catena produttiva, a partire dalla progettazione di un buon schema di sospensioni. Chris aggiunge anche un altro elemento molto convincente. Vi siete mai trovati a dover spiegare ad un neofita assoluto il funzionamento di un cambio? Di solito funziona così, la persona sale sulla bici e poi comincia a chiedere nel panico: “Come devo usare queste due leve? Questa a cosa serve? E quest’altra?”. Il tutto seguito da rumori stridenti di metallo che farebbero torcere le budella al meno sofisticato dei meccanici. Ma vi immaginate un futuro in cui l’1×11 diventerà una realtà sulle bici di media e bassa gamma e magari anche sulle city bike? A quel punto sarà una liberazione poter rispondere al neofita: “Zitto e cambia!”. Di fatto l’XX1 è un cambio sequenziale, in un certo senso, sulla piattaforma di un tradizionale cambio da bici. Sapreste pensare a qualcosa di più semplice ed intuitivo? Ecco perché chi guarda all’XX1 come ad una trasmissione ipercostosa fatta per gente con le gambe d’acciaio sbaglia di grosso. L’XX1è il primo passo dentro la rivoluzione dell’1×11, e state certi che prima o poi questa rivoluzione inaugurata da SRAM coinvolgerà anche la vostra bici, in un modo o nell’altro, qualsiasi sia la sua fascia di prezzo o di utilizzo.
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Passiamo adesso ad analizzare i componenti dell’XX1 uno alla volta e scopriamo insieme quanto spesso la “semplicità” sia solo la facciata, l’aspetto di superficie, dell’innovazione tecnologica più radicale.

La Cassetta

La cassetta dell’XX1 è a 11 velocità. Tuttavia questa non è una cosa ovvia. Dovete sapere che uno dei principali rider attori e tester del progettoXX1 è stato Jérôme Clementz, non per niente la scorsa primavera, appena uscito il comunicato stampa di SRAMabbiamo subito raggiuntoJérôme per un’intervista. Se guardate il video Jérôme fa subito riferimento al “one by” come obiettivo principale. Nella sua idea infatti, così come in quella di SRAM, la cosa fondamentale era avere una sola corona all’anteriore, non necessariamente le 11 velocità dietro. Poi il pignone da 11 è stata la via che ha scelto SRAM. Questo però dovrebbe farci capire già dalle premesse che l’1×11 non è un sistema pensato per gente con gambe d’acciaio. Se così fosse stato sarebbe rimasto un 1×10SRAM invece si è posta il problema di portare l’innovazione del monocorona a tutti, scegliendo così la soluzione delle 11 velocità. La cassetta XX1 è lavorata dal pieno dal metallo, come quella dell’XX per intenderci, e la sola corona più grande, quella da 42, è realizzata in alluminio.  La corona più piccola è da 10 denti in luogo dei tradizionali 11. La vicinanza delle corone dovuta all’inserimento di un ulteriore rapporto ha permesso di ottimizzare la fluidità della cambiata (ecco perché le ragioni dell’1×11 non vanno ricercate “solo” nei numeri dei rapporti).
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Dati tecnici Cassetta
  • 11 velocità (10-12-14-16-18-21-24-28-32-36-42)
  • Nuovo meccanismo di fissaggio al corpo ruota libera XD driver body
  • Maggiore stabilità nella connessione al corpo ruota libera
  • Step della catena fra un rapporto e l’altro ridotto con conseguente incremento della fluidità della cambiata
  • Ruote disponibili per standard XD driver body: SRAM (già sul mercato), DT Swiss (già sul mercato), Bontrager (pre-produzione), Easton Mavic (pre-produzione), Tune (pre-produzione), Hope (pre-produzione), Syncros (pre-produzione), Roval (pre-produzione), Specialized (pre-produzione), Crank Brothers (pre-produzione), FRM (pre-produzione), Stans (pre-produzione) e Novatec (pre-produzione).
  • L’XD driver body è in media 6-8g più leggero di un sistema standard
  • Peso Cassetta: 260 grammi
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La parte più interessante della zona cassetta è certamente il nuovo standard ruota libera XD. Per questa nuova soluzione SRAM ha messo online un sito apposito xddriverbody.com. Le dimensioni sono identiche a quelle della ruota libera tradizionale, quello che cambia è il tipo di lavorazione al cnc. Questo significa che, qualora voleste montare l’XX1, non dovrete cambiare l’intero mozzo posteriore, ma soltanto la calotta esterna della ruota libera. Ma quale è la motivazione di un nuovo standard per il fissaggio del pignone al mozzo. Molto semplice, una volta trovatisi nelle condizioni di dover modificare il pezzo per permettere l’alloggiamento di un pignone a 11 velocità alla SRAM hanno pensato bene di cercare di eliminare i punti deboli del sistema tradizionale.
Il più classico di questi difetti è il fenomeno del tumbling. Sicuramente vi sarete accorti che spesso i pignoni, quando molto usurati, prendono un gioco particolare. Se mettete la bici sul cavalletto e lasciate andare la ruota posteriore a velocità, mantenendo fermo il pignone, vi renderete conto che questo, molto spesso, ha un movimento oscillatorio, come se l’asse su cui ruota non fosse allineata col mozzo. In pratica la cassetta prende gioco perché è solo infilata sulla calotta della ruota libera ed il fissaggio è solo esterno, come se fosse un tappo per intenderci. Quindi, a forza di tirare con la catena, per assurdo un movimento che in un certo senso tende a “sfilare” il pignone dal mozzo, si crea un micro gioco fra la parte interna della cassetta ed il corpetto della ruota libera. A volte il fenomeno è riscontrabile in fase di smontaggio perché si trovano tanti piccoli segni di usura sul corpetto del mozzo, dovuti proprio al famigerato tumbling (ruzzolamento, rotolamento). Il nuovo XD driver body ha invece la filettatura posta sul corpetto stesso, in zona ravvicinata alla flangia del mozzo, cioè esattamente dove le sollecitazioni dovute al tiro catena sono maggiori. Che vantaggi comporta l’utilizzo di questo sistema? Se viene scongiurato il fenomeno del tumbling è evidente che l’efficacia della cambiata sarà migliore e l’usura del mozzo e della cassetta saranno notevolmente ridimensionate.
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La parte interna della cassetta XX1. La filettatura per il fissaggio rende il montaggio più semplice che in passato e blocca il pacco pignoni proprio nella zona in cui è più soggetto alle forze della catena.
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Il Cambio

Un altro componente fondamentale dell’XX1 è ovviamente il cambio a 11 velocità. Sembrerà forse strano, ma in realtà nessuno dei componenti dell’XX1 è come sembra. Questo deragliatore ad esempio potrebbe apparire simile ad un cambio tradizionale, in realtà è completamente diverso, sia nella forma che nella sostanza. Qui in basso il cambio nella sua versione finale accostato al primo prototipo.
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Qui il cambio XX1 paragonato nelle dimensioni ad un X0.
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Ancora il cambio messo a confronto sia con il prototipo iniziale che con un X0 standard.
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Il cuore del deragliatore posteriore XX1 è senza dubbio la tecnologia X-Horizon. Il cambio posteriore, vista l’esigenza di dover lavorare ad 11 velocità e con una corona da 42, doveva essere necessariamente rivisitato. Un cambio tradizionale, che si muove sia orizzontalmente che verticalmente, con una corona da 42 avrebbe rischiato di avvicinarsi troppo al terreno. Per questo motivo il cambio XX1 si muove solo orizzontalmente (X-Horizon). In questo modo non solo si riesce a far lavorare il cambio con la 42 sul pignone, ma si ottengono diversi benefici. In primo luogo viene eliminato definitivamente il fastidioso fenomeno del ghost shifting, ovvero la marcia che salta a causa dell’involontaria oscillazione verticale del cambio dovuta alle eccessive sollecitazioni. Mancando del tutto il movimento verticale si capisce che il difetto viene eliminato alla radice. In secondo luogo, essendo adesso solo una la forza di “contrasto” al tiraggio del cavo azionato dal manettino, la sola forza orizzontale, la cambiata risulta più fluida e precisa. L’offset aumentato nella zona della puleggia superiore aiuta la catena ad autostabilizzarsi. Le due pulegge sono “sincronizzate” alla catena, ma di questo vi parleremo nel dettaglio più avanti, quando illustreremo le caratteristiche delle corone. In buona sostanza il sistema X-Actuation di SRAM, pensato per migliorare le prestazioni della cambiata in generale, fa un ulteriore balzo avanti nella direzione della funzionalità grazie alle nuove tecnologie adottate dal deragliatore posteriore XX1. Da non dimenticare poi il fantastico sistema Cage Lock grazie al quale, non solo potrete bloccare il cambio in posizione di riposo per facilitare le operazioni relative alla catena e allo smontaggio della ruota posteriore, ma potrete anche dire addio al tendicatena. La molla di ritensione, abbinata alla sincronizzazione dei denti delle pulegge e della corona, da alla catena una stabilità sconosciuta fino a questo momento. Jérôme Clementz ha utilizzato l’XX1 senza guidacatena per quasi tutta la stagione. Solo in occasioni tipo la Megavalanche, dove le sollecitazioni sono davvero altissime, Jérôme ha deciso di gareggiare con il tendicatena, ma ci ha confessato che è stata più una scelta dettata dall’eccessivo scrupolo che non da un’esigenza tecnica specifica. Mentre provavamo l’XX1 fra i trail di Whistler qualche giornalista ha anche avuto il coraggio di rivolgersi a Chris Hiltondicendo: “Dicci la verità! Avete messo un magnete sulla corona anteriore”. Questo solo per cercare di trasmettervi in parte il feeling che da l’XX1in questo senso.
Non fatevi poi trarre in inganno dalle dimensioni del deragliatore posteriore. Una delle domande più frequenti è: “Ma essendo il cambio così voluminoso non è più esposto a possibili impatti col terreno?”. La risposta è no naturalmente. Eliminando il movimento verticale, anche se evidentemente più lungo, il cambio XX1, nella posizione più estesa, ha la stessa luce dal terreno di un X0. Stessa cosa dicasi per l’ingombro laterale. Non dimentichiamoci che in termini generali l’XX1 è un sistema molto snello, risultando complessivamente più leggero di un sistema completo top di gamma come l’XX di ben 200g, questo naturalemnte grazie soprattutto all’eliminazione del deragliatore anteriore.
Un piccolo schema che mette a confronto il movimento del sistema X-Horizon con quello standard.
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Caratteristiche tecniche deragliatore posteriore
  • Offset puleggia superiore maggiorato per agevolare l’allineamento della catena
  • Sistema a parallelogramma orizzontale che aumenta l’efficacia della cambiata grazie alla diminuzione delle forze in contrasto con il tiraggio del cavo
  • Pulegge a 12 denti sincronizzate alla catena
  • Tecnologia TYPE 2 che comprende Roller Bearing Clutch e Cage Lock
  • Disegno denti pulegge pensato per la diminuzione del rumore in fase di cambiata
  • Peso approssimativo 220 grammi
Altra caratteristica interessante del cambio XX1 è il Roller Bearing Clutch, tecnologia già presente in tutta la serie Type 2. Un cuscinetto a frizione posto sull’asse del bilancere del cambio che aiuta a diminuire notevolmente i movimenti eccessivi del deragliatore stesso ed il conseguente ondeggiamento della catena seguito da eventuali salti.
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Corona e guarnitura

Veniamo adesso alla corona. Anche in questo caso si tratta di un prodotto pensato per innovare. Prima di tutto diamo qualche indicazione generale. L’XX1 viene fornito con una 32 in versione standard, sono tuttavia disponibili anche le 28-30-34-36-38. La catena non ha bisongo di essere allungata o accorciata se sostituite la corona con una che abbia solamente due denti in più o in meno. L’operazione di sostituzione è davvero molto semplice. Una volta bloccato il cambio in posizione di riposo basterà svitare le quattro viti di fissaggio con il solo ausilio di una brugola (non c’è la vite femmina nella parte posteriore). Fatto questo potrete comodamente estrarre la corona, nella maggior parte dei casi non dovrete neanche smontare il pedale. Questo per sottolineare il fatto che, avendo a casa due o tre corone, potrete decidere in estrema tranquillità in che configurazione utilizzare la bici per adattarla alla tipologia di uscita che vi affrontate a fare. Ovviamente le pedivelle sono in carbonio.
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Vi abbiamo già detto che corona e pulegge del cambio sono “sincronizzate” alla catena. Ma cosa significa nello specifico? Molto semplice. Come ben sapete le maglie delle catene presentano due tipologie di alloggi per i denti delle corone: uno grande ed uno piccolo. Bene, fino ad oggi a nessuno era venuto in mente di poter sfruttare questa caratteristica della catena per favorire la sua stessa stabilità. Alla SRAM ci hanno pensato. La corona, così come le pulegge del cambio, presenta dei denti piccoli alternati a denti più grandi. In questo modo la catena è sincronizzata alla corona perchè può combaciare con essa solo se si allineano i denti piccoli con gli alloggi piccoli ed i denti grandi con gli alloggi più larghi.
Caratteristiche tecniche corona
  • Nuovo profilo denti a spessore alternato per garantire la massima aderenza della catena
  • Pedivelle in carbonio con spider in alluminio forgiato
  • Corone lavorate al cnc (28-30-32-34-36-38)
  • Nuovo design dello spider che permette una sostituzione rapida della corona
  • Fattore Q ottimizzato per BB30 e GXP
  • Peso 650 grammi movimento centrale compreso
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Un particolare dei denti della corona dell’XX1.
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Quest’immagine dovrebbe rendere evidente cosa intendono gli ingegneri SRAM quando dicono che la corona è “sincronizzata” alla catena. Questo aspetto gioca un ruolo determinante nel funzinamento dell’XX1. Proprio grazie a questa trovata, unita al Roller Bearing Clutch ed Cage Lock del deragliatore posteriore, la catena risulta praticamente saldata al sistema di trasmissione. Vi assicuriamo che perderla è davvero molto ma molto difficile. Qualche scettico potrebbe sospettare una maggiore frizione della catena dovuta ad i denti sovradimensionati. Anche questo dubbio è stato fugato dal mitico Chris. La perfetta sincronizzazione fra corona e catena è proprio il fattore che riduce al minimo i punti di contatto indesiderati, quindi alla fine dei giochi la frizione complessiva è minore che in un sistema tradizionale.
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La Catena

Qualche parolina va spesa sulla catena. Oltre ad essere ovviamente ottimizzata per le 11 velocità la catena XX1 è anche leggermente più stretta rispetto alle catene tradizionali. Questo ha generato in qualcuno il sospetto che si potesse trattare nel complesso di una catena più fragile del normale. In realtà è proprio il contrario. Cosa fate di solito quando volete provare lo stato di usura della vostra catena? Sicuramente la mettete di piatto e, tenendola per due lati, cercate di inarcarla. Se l’arco formato dalla catena è troppo poco ampio vuol dire che le maglie, nelle loro giunzioni, sono troppo usurate ed hanno preso gioco. Provate adesso però a rispondere a questa domanda: se la catena fosse più stretta si inarcherebbe di meno o di più? La risposta è di meno. Ovviamente essendo le maglie più strette offrono una resistenza maggiore alle forze che tendono a sollecitarle lateralmente, esattamente quello che facciamo quando mettiamo la catena di piatto e la inarchiamo. Quindi le maglie più strette fanno della catena XX1 una catena più robusta di quelle standard. Ovviamente questo incremento di robustezza non cambia radicalmente le carte in tavola, ma una cosa è certa però, la catena XX1 non è più fragile di una catena standard solo perchè più stretta.
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Test Sul Campo

Prendete il dubbio più insidioso che avete sull’XX1 (ovvero quello che serva tanta gamba per pedalarlo), aggiungeteci poi un rider sovrappeso per eccessiva permanenza dietro la videocamera e troppo poco riding uniti e pasti occasionali in fastfood in giro per il mondo. In questo modo vi sarete avvicinati al livello di timore raggiunto prima del test. Un XX1 completo con corona da 32 montato su una Trek Slash, non proprio un peso superpiuma. L’uscita in programma era un bel trail a Whistler fatto di tanta ma tanta salita tecnica fra radici, massi e switcback. Bene, ogni timore è stato ricacciato a colpi di pedalate nell’antro oscuro dal quale proveniva. L’XX1 si pedala esattamente come un 2×10 o un 3×9. Ora rispondete: ma sul 3×9 quante volte usate i rapporti leggerissimi? Credeteci, molto spesso lo si fa per abitudine, ma ci sono dei rapporti ai quali possiamo tranquillamente rinunciare. L’XX1 non fa sentire assolutamente la mancanza di nessun rapporto.
La cambiata è fluida e silenziosa. In discesa poi la catena sembra davvero saldata alla trasmissione, impossibile perderla. Dal lato rumorosità ci sentiamo di dire che la silenziosità è di certo maggiore, e conferisce un feeling migliore a 360°, tuttavia il rumore della catena non è assente. Abbiamo avuto la stessa sensazione sul sitema Shadow di Shimano. Intendiamoci, un miglioramento c’è senza alcuna ombra di dubbio, ed è tangibile. Eliminare però del tutto la rumorosità di un sistema a trasmissione con cambio a bilancere non è facile, anzi forse non è possibile. Questo però non inficia in nessun modo il nostro giudizio sull’XX1, che come ormai avrete capito è molto più che positivo. La cosa che però ci ha entusiasmato più di ogni altra è stata la semplicità. Per chi viene dal mondo della dh sa di cosa stiamo parlando. La sensazione di salire sulla vostra bici da enduro, la stessa con la quale vi apprestate a fare giri chilometrici lunghi intere giornate, e trovare il manettino del cambio solo a destra, come foste sulla vostra bici da dh, è una sensazione impareggiabile. Non dover avere più niente a che fare col deragliatore anteriore è a dir poco sublime. Con il 2×10 SRAM ha preso il meglio dal mondo dei pedalatori. Conservando poi quell’esperienza nell’idea dell’1×11 con l’XX1 SRAM ha preso il meglio dal mondo del gravity. La sintesi delle due esperienze è perfetta, insuperata, ed al momento sul mercato ha un solo nome: XX1.
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L’XX1 e il Cross Country

Non ce lo nascondiamo, stiamo cercando di sviscerare tutte le caratterisctiche dell’XX1 ma la domanda di fondo ancora rimane: ce la farò a pedalare una trasmissione con una sola corona? La risposta è sì, e viene dritta dritta dal mondo dell’xc race. Ad un certo punto della presentazione abbiamo fatto una domanda molto precisa: “l’XX1 è meno costoso e più leggero dell’XX, non pensate che possa essere un suo diretto concorrente in ambito xc?”. La risposta è stata no, ed è facile capirne la motivazione. Alla SRAM sono convinti che in ambito xc race, ancora oggi, ci sarà sempre l’atleta che non rinuncerà al padellone, alla corona da 44. L’idea di potersi trovare con troppa poca potenza da esprimere nei rilanci o nei pedalati su piano è una cosa concreta nel mondo dell’xc race. In questo senso è singolare notare come, secondoSRAM, la diffusione trasversale dell’XX1 potrebbe trovare qualche resistenza proprio nel mondo delle “gambe d’acciaio”, e non in quello degli utenti medi. Qundi nell’intenzione di SRAM l’XX1, accompagnato dalla sua estrema semplicità di utilizzo, è proprio dedicato alla mtb a 360°.
La trasmissione è stata pensata proprio per quelli che si pongono la domanda della “pedalabilità”. Non abbiate paura a saltare sull’XX1 perchè è pensato proprio per voi. Non è che con questo stiamo dicendo che l’XX1 trova dei limiti di applicazione nel mondo xc race, sarebbe sbagliatissimo. Diciamo solo che il sitema è pensato in prima battuta per la “mtb di nuova generazione”, per l’all around, insomma per quello che fate ogni finesettimana con i vostri amici. Altrimenti perchè SRAM avrebbe scelto Jérôme Clementz, un endurista, il rider che fa quello che più si avvicina a quello che faccimao tutti noi, come referente principale del progetto XX1? Poi naturlamente l’XX1 troverà la sua strada anche nell’xc race, anzi la ha già trovata. Nella tappa di coppa del mondo di Val d’Isére Nino Shurter ha vinto con XX1 [piccolo gossip: Shurter ha deciso di correre con XX1 nonostante al tempo non esistessero ruote di ricambio perchè si trattava dei primissimi modelli. Scegliere di correre un rischio del genere in gara, senza avere cioè la possibilità di sostituire la ruota posteriore in caso di rottura, significa fidarsi ciecamente delle potenzialità della nuova trasmissione]. Stessa sorte è toccata a Jaroslav Kulhavy alle olimpiadi di Londra. Segno che l’XX1 va alla grande anche in xc race, solo che al momento in quell’ambito c’è una fetta di rider che difficilmente rinuncerebbe al 44. A conti fatti l’XX1 ha vinto la scorsa stagione dalle Olimpiadi di xc alla Mountain of Hell di enduro, pensate davvero di poter trovare un prodotto più trasversale?
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Jérôme Clementz sui trail di Whistler alla presentazione ufficiale dell’XX1.
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Una tabella esplicativa che permette di rapportare i gruppi SRAM al costo complessivo ed alla fascia di utilizzo.
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Considerazioni finali

Non abbiate alcun timore di passare all’1×11. Certo al momento il costo non è accessibilissimo, ma di certo alla SRAM non perderanno troppo tempo a passare la tecnologia 1×11 sui gruppi di media gamma ed entry level. Detto questo i soldi che costa l’XX1 li vale tutti, fino all’ultimo centesimo. Non esiste ad oggi un sistema di trasmissione che cambia così radicalemente l’approccio alla mtb full suspended. L’1×11 è un sistema che cambierà col tempo lo stesso modo in cui le bici sono progettate. D’altronde da anni si vede gente in giro con l’1×9 o l’1×10 self made. Perchè esistono queste tendenze? Molto spesso semplicemente perchè funzionano. Sta al costruttore attento e perspicace capire dove sta andando il mercato. SRAM, dopo il 2×10, ha fatto centro un’altra volta. Non perdete tempo a saltare sul sistema 1×11 perchè tanto prima o poi sarà lui a saltare sulla vostra bici.
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Tutti i prezzi dell’XX1. Piccolo inciso, l’XX1 è disponibile sia con classico manettino Trigger Shifter che con Grip Shift.
Fonte: TriRide